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Plusvalenza sugli immobili: tutto quello che c’è da sapere

Quando si decide di vendere casa, bisogna stare molto attenti a un aspetto particolare: quello della tassazione sulla plusvalenza. Cos’è, quando si applica? Scopriamolo insieme in questo articolo!

Se si rivende un immobile a un prezzo maggiore rispetto a quello di acquisto, si può essere soggetti a una tassazione. Questo perché di fatto si viene a produrre un nuovo reddito, la così detta plusvalenza sugli immobili. Quando si parla di plusvalenza, si parla dunque del guadagno che si riceve vendendo un immobile ad un prezzo più alto rispetto a quanto si era effettivamente pagato per acquistarlo.

In quali casi si è soggetti a tassazione?

La plusvalenza viene calcolata come un “reddito diverso” al fine del calcolo dell’imposta. In particolare questo reddito diverso si produce, ad esempio, quando si eseguono opere di lottizzazione su un terreno, quando si realizzano immobili con l’intento di rivenderli tutti o in parte.

La plusvalenza riguarda anche quegli immobili venduti prima del termine fissato a cinque anni, dopo averli acquistati, con lo scopo appunto di ricavarne un guadagno. Si escludono gli immobili ricevuti tramite successione e quelli che sono stati adibiti come prima casa (dal proprietario o dai familiari fino al terzo grado o affini fino al secondo grado) durante il periodo trascorso tra l’acquisto e la successiva vendita.

Per quanto riguarda i terreni ricevuti in successione, questi devono essere agricoli per non essere soggetti a tassazione, o altrimenti, non devono essere lottizzati. La legge dichiara esplicitamente che sono sempre e comunque soggetti a tassazione tutti i terreni edificabili ceduti a titolo oneroso.

Non rientrano nella plusvalenza le cessioni fatte totalmente a titolo gratuito o quelle tra coniugi nel caso di divorzio.